Ho deciso di inserire questo libro, pur essendo un saggio professionale, all'interno del mio sito di scrittore per una ragione precisa.
È il libro che, nel 2025, ha segnato una trasformazione personale. Mentre lo scrivevo pensavo di raccontare quarant'anni di storia della psicologia professionale italiana. Solo alla fine mi sono accorto che stavo raccontando anche me stesso.
È stata una scoperta tanto semplice quanto inattesa: quando si prova a raccontare con onestà la propria esperienza, senza intenti autocelebrativi, si finisce spesso per parlare di qualcosa che riguarda tutti. Il mondo che osserviamo fuori di noi è, in parte, lo stesso che possiamo incontrare interrogando la nostra storia.
Da quella consapevolezza sono nati i romanzi che oggi occupano gran parte del mio lavoro.
Psicologia in bilico nasce dall'esigenza di mettere ordine in quarant'anni di attività professionale, associativa e istituzionale. Ripercorre le grandi trasformazioni della psicologia italiana: l'istituzione dell'Ordine, la progressiva sanitarizzazione della professione, la nascita delle professioni non regolamentate, le battaglie giuridiche, i conflitti culturali e le profonde trasformazioni accelerate dalla pandemia e dall'intelligenza artificiale.
L'idea centrale del libro è che la conoscenza non coincide più con il possesso delle informazioni. Oggi il sapere è disponibile a tutti. Ciò che continua a distinguere il lavoro dello psicologo è la capacità di aiutare le persone a formulare le domande giuste, a dare un nome alla propria esperienza e a costruire significati in un mondo che offre infinite risposte.
Il volume intreccia tre livelli di lettura: la ricostruzione storica degli ultimi quarant'anni della psicologia italiana, un'analisi critica delle scelte che ne hanno condizionato lo sviluppo e una proposta per immaginare un modello professionale più aperto, pluralista e capace di valorizzare tutte le competenze che operano nel mondo della relazione di aiuto.
Riletto oggi, questo libro rappresenta per me anche il punto in cui il saggista ha iniziato, quasi senza accorgersene, a lasciare spazio al narratore.