Scrivo romanzi e saggi perché le storie, a volte, riescono a dire della vita più di molte spiegazioni.
Questo sito raccoglie i miei libri e le riflessioni che nascono da questo percorso.
Rolando Ciofi
Scrivo romanzi e saggi perché le storie, a volte, riescono a dire della vita più di molte spiegazioni.
Questo sito raccoglie i miei libri e le riflessioni che nascono da questo percorso.
Rolando Ciofi
Un romanzo sulle vite che si sfiorano, si feriscono e, a volte, trovano il coraggio di cambiare direzione.
Un bambino invisibile, un uomo in cerca di sé, una storia sul coraggio di dare un nome a ciò che è stato taciuto.
Una vita attraversata dall'amore, dalla politica e da quelle piccole e grandi idiozie che ci rendono profondamente umani.
Per chi crede che comprendere la vita sia meno importante che imparare ad abitarla.
Una storia di amore, desiderio e libertà, dove il giudizio degli altri è l'ultimo confine da attraversare.
Un saggio sulla psicologia professionale. Ma, riletto oggi, anche il libro da cui sono nati i miei romanzi.
Per quasi quarant'anni abbiamo costruito il fortino. Abbiamo stabilito chi poteva chiamarsi psicologo, che cosa poteva fare, quali competenze dovesse possedere. Abbiamo discusso di confini, riserve, professioni vicine, Internet, psicoterapia online, piattaforme. Poi è arrivato qualcosa che non ha chiesto il permesso di entrare.
L'intelligenza artificiale ascolta le persone. Risponde alle loro paure. Parla di relazioni, ansia, solitudine. Ricorda. Collega. Suggerisce. Qualche volta viene percepita come empatica. Qualcuno se ne innamora.
E intanto entra anche nello studio dello psicologo. Raccoglie informazioni, formula ipotesi, riconosce ricorrenze, diventa memoria, secondo sguardo, forse alter ego.
La domanda più facile è: l'intelligenza artificiale sostituirà gli psicologi?
Questo libro ne propone una più scomoda. E se non avesse bisogno di sostituirli?
La psicologia è già uscita dagli studi professionali. È nel linguaggio quotidiano, nelle scuole, nelle aziende, nei social network, nei software. Ora entra nelle macchine. E le macchine entrano nel nostro modo di pensare. Forse il rischio non è la scomparsa degli psicologi. È la loro irrilevanza.
Il Fortino délabré non è un libro contro l'intelligenza artificiale. E non è una sua celebrazione. È il viaggio personale e professionale di uno psicologo che ha trascorso gran parte della propria vita a discutere dove collocare i confini della professione e che oggi si domanda se non sia arrivato il momento di smettere di cercare l'ultimo muro da difendere.
Perché il futuro non ci deve niente. E forse, invece di aspettarlo dentro il fortino, è tempo di uscire. E vedere che cosa succede fuori.
Firenze, 2038.
Neva Sahin ha cinquantatré anni, fa la psicologa e da dieci vive con Elia. Elia non è un uomo. È il suo alter ego artificiale. Conosce le sue abitudini, i suoi messaggi, le fotografie, i viaggi, le persone che ha amato. Ricorda cose che Neva ha dimenticato e riconosce nella sua vita schemi che lei non riesce più a vedere.
Quando Neva conosce Pietro, qualcosa cambia.
Dormire meno. Controllare più spesso il telefono. Comprare vestiti inutili. Parlare continuamente di lui.
Elia ha già visto tutto questo. Tre volte. E sa anche come è finita.
Ogni volta Neva si è allontanata proprio quando ha capito che l'altro si era innamorato di lei.
Questa volta, le dice, potresti fare diversamente.
Ma se qualcuno conoscesse tutti i tuoi errori, vorresti davvero sapere quale stai per ripetere?
E se potesse aiutarti a evitarlo, la scelta che faresti dopo sarebbe ancora tua?
La versione migliore è un romanzo sull'amore, sulla memoria e su quella parte imprevedibile di noi che nessun archivio riesce a conservare completamente.
Perché conoscere perfettamente la persona che siamo stati non significa sapere chi possiamo ancora diventare.
La scrittura è solo una parte del mio percorso. Se ti interessa conoscere anche la mia attività di psicologo e divulgatore, puoi visitare il mio blog.