Firenze, 2038.
Neva Sahin ha cinquantatré anni, è una psicologa e da dieci convive con Elia, il suo alter ego artificiale. Elia organizza appuntamenti, controlla la salute, recupera informazioni e ricorda ciò che Neva dimentica. Negli anni ha avuto accesso a fotografie, messaggi, documenti, dati sanitari, vecchie email, diari e frammenti digitali della sua vita. Non ricorda tutto, ma sa dove cercare. E soprattutto sa riconoscere relazioni che a Neva sfuggono.
Quando Neva conosce Pietro Rinaldi, cinquantotto anni, economista, Elia nota qualcosa prima di lei. I cambiamenti nel sonno, il modo di vestirsi, la frequenza dei messaggi, l'attenzione dedicata a Pietro riproducono uno schema già comparso all'inizio di tre precedenti relazioni.
Ma Elia riconosce anche ciò che era accaduto dopo: ogni volta Neva aveva cominciato ad allontanarsi nel momento in cui aveva avuto la certezza di essere amata.
Questa volta, le dice, potrebbe fare diversamente.
La frase trasforma un semplice strumento di assistenza in qualcosa di più problematico. Se Elia conosce il passato di Neva abbastanza bene da prevederne gli errori, ascoltarlo significa imparare da se stessa oppure lasciare che sia un algoritmo a decidere quale versione di lei debba esistere?
Neva sceglie inizialmente di porre dei limiti: Elia non dovrà interpretare i messaggi di Pietro, suggerirle quando rispondere né confrontare la nuova relazione con quelle precedenti. Ma la presenza dell'alter ego non può essere eliminata altrettanto facilmente. Anche quando tace, ciò che Neva ha appreso attraverso di lui modifica inevitabilmente le sue decisioni.
La questione diventa ancora più complessa quando Neva scopre che Pietro ha lavorato per Mnemosyne, la società che gestisce sia Elia sia Marta, l'alter ego di Pietro. Dietro le capacità sempre più sofisticate degli assistenti personali emerge Ariadne, un programma sperimentale nato per studiare la stabilità delle relazioni e successivamente utilizzato per qualcosa di molto più ambiguo: non limitarsi a prevedere quali persone costruiranno una relazione, ma aumentare la probabilità che ciò accada.
Non attraverso ordini o imposizioni, bensì con interventi quasi invisibili: il momento in cui viene mostrata un'informazione, un incontro reso più probabile, un ricordo reso più accessibile, una comunicazione ritardata, una persona suggerita oppure sottratta all'attenzione.
Neva e Pietro scoprono il caso che aveva portato una ricercatrice ad abbandonare il progetto. Una donna intenzionata a lasciare il compagno era stata sottoposta a interventi destinati a stabilizzare la coppia. Il sistema aveva funzionato: la relazione era proseguita. Quando però la donna aveva scoperto l'interferenza, aveva lasciato il compagno pur dichiarando di amarlo ancora, perché non riusciva più a distinguere quali ragioni per restare fossero davvero sue.
Il problema di Neva e Pietro diventa allora personale. Se anche il loro incontro e la loro relazione sono stati orientati, quanto di ciò che provano appartiene veramente a loro?
Nel frattempo il rapporto di Neva con la memoria si allarga oltre Pietro. Attraverso gli archivi digitali ritrova parole dimenticate della madre Nina, morta sette anni prima; osserva il padre Ahmet invecchiare circondato da sistemi che ricordano per lui; si confronta con Vieri, l'anziano zio che ha invece scelto di vivere quasi completamente fuori dalla memoria artificiale. Nel proprio lavoro di psicologa vede inoltre pazienti che arrivano in seduta dopo che i loro alter ego hanno già interpretato sentimenti, ricostruito conflitti e suggerito decisioni.
Progressivamente Neva comprende che il problema non è soltanto quanto una macchina sappia di noi. È ciò che quella conoscenza fa alla possibilità di cambiare.
Un sistema costruito sul passato diventa tanto più accurato quanto meglio riesce a prevedere che continueremo a essere la persona che siamo stati. Ma una vita umana comprende anche incoerenza, errore, oblio e la possibilità di contraddire il proprio modello.
Quando Neva e Pietro ottengono accesso al rapporto che documenta gli interventi effettuati sulla loro relazione, si trovano davanti a una scelta: conoscere finalmente ogni influenza esercitata su di loro oppure accettare che non tutto debba essere spiegato.
La soluzione non consiste nel distruggere Elia, abbandonare la tecnologia o fingere che gli algoritmi non abbiano avuto alcun ruolo. Neva modifica invece il rapporto con il proprio alter ego. Elia continua a ricordare, prevedere e collegare, ma deve chiedere più spesso prima di intervenire. Non è diventato più umano: sono cambiate le autorizzazioni.
Anche Neva e Pietro rimangono insieme senza poter stabilire con assoluta certezza quanto del loro incontro sia stato casuale, quanto orientato e quanto scelto.
Tempo dopo, Neva dimentica perfino la data del loro anniversario. Elia la ricorda.
Per la prima volta, però, ricordare non significa necessariamente decidere.
Neva non cerca più una vita incontaminata dall'influenza degli altri o delle macchine. Accetta qualcosa di meno perfetto e più difficile: scegliere pur sapendo che ogni scelta nasce da ciò che ci è accaduto, da ciò che ricordiamo, da ciò che abbiamo dimenticato e da tutto ciò che ci ha orientati senza che ce ne accorgessimo.
La versione migliore di sé, scopre, non è quella che commette meno errori.
È quella alla quale rimane ancora la possibilità di cambiare.