Presento brevemente, anche ad uso di eventuali editori, il mio ultimo lavoro  IL FORTINO DÉLABRÉ - AI, Psicologia aumentata e i confini del futuro

 Il progetto

L'intelligenza artificiale sostituirà gli psicologi?

Il Fortino délabré parte dal sospetto che questa sia la domanda sbagliata.

Non è necessario che una macchina impari a fare tutto ciò che fa uno psicologo perché la professione cominci a cambiare. È sufficiente che alcune delle attività che oggi la compongono possano essere svolte altrove. E soprattutto che una parte crescente della conoscenza psicologica diventi accessibile senza passare necessariamente attraverso uno psicologo.

È già quello che sta accadendo.

Le persone utilizzano sistemi di intelligenza artificiale per parlare di ansia, relazioni, separazioni, solitudine. Chiedono consigli. Cercano spiegazioni. Formulano ipotesi su se stesse. Alcune costruiscono vere e proprie relazioni con interlocutori artificiali. Contemporaneamente l'intelligenza artificiale entra nel lavoro degli stessi professionisti: raccoglie informazioni, sintetizza, riconosce ricorrenze, formula ipotesi, conserva memoria, affianca processi decisionali.

Si producono così due movimenti simultanei e apparentemente opposti: la psicologia esce dalla professione mentre l'intelligenza artificiale entra nel lavoro dello psicologo.

È nello spazio creato da questi due movimenti che si colloca Il Fortino délabré.

La tesi

Per oltre un secolo le professioni hanno costruito la propria identità anche attraverso confini: chi può fare che cosa, con quale formazione, assumendosi quali responsabilità.

Quei confini continuano ad avere una funzione essenziale. Proteggono le persone. Consentono di attribuire responsabilità. Distinguono una competenza riconosciuta da una semplice dichiarazione.

Il problema nasce quando la protezione diventa proprietà.

La psicologia non appartiene agli psicologi. È già uscita dai loro studi. È entrata nelle scuole, nelle aziende, nella medicina, nei media, nel linguaggio quotidiano. Gli stessi psicologi hanno lavorato per decenni perché ciò accadesse.

Ora entra anche negli algoritmi e nelle intelligenze artificiali.

Il libro mette quindi in discussione un'equazione che ha accompagnato per decenni la crescita della professione: più psicologia nella società significa necessariamente più bisogno di psicologi.

La prima parte dell'equazione appare sempre più vera. La seconda non è più garantita. Una parte della psicologia potrebbe diventare infrastruttura: incorporata nei software, negli assistenti personali, nei dispositivi sanitari, nei sistemi educativi e negli strumenti di lavoro, utilizzata quotidianamente da milioni di persone senza che queste incontrino necessariamente un professionista.

Un libro sull'AI che non cerca di prevedere l'AI

Il Fortino délabré non propone previsioni sulla tecnologia dei prossimi cinque o dieci anni.

La rapidità dell'evoluzione rende fragile qualsiasi tentativo di descrivere oggi ciò che l'intelligenza artificiale sarà capace di fare domani.

Il libro sceglie perciò un'altra strada: osservare ciò che sta già accadendo e utilizzarlo per interrogare categorie che sembravano più stabili.

Che cosa significa ascoltare quando una persona può sentirsi ascoltata da una macchina?

Una relazione deve necessariamente essere reciproca per produrre conseguenze psicologiche?

Che cosa accade a una professione quando il suo mestiere può essere scomposto in attività differenti, alcune delle quali automatizzabili?

Che cosa accade alle competenze del professionista quando comincia a delegarle?

E che cosa diventa lo psicologo quando l'intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento, ma memoria, secondo sguardo, interlocutore e supporto al pensiero?

Da queste domande emerge la figura dello psicologo aumentato. Non necessariamente uno psicologo migliore. Un professionista diverso, chiamato a sviluppare anche la capacità di interrogare la macchina, verificarla, contraddirla e decidere quando non utilizzarla.

Il punto di vista

Il libro non nasce dall'esterno della professione psicologica.

Rolando Ciofi ne osserva e attraversa le trasformazioni da quasi quarant'anni. Ha partecipato alle controversie seguite alla regolamentazione della professione, al confronto sulle professioni confinanti e sul counseling, all'arrivo di Internet, della psicologia online e delle piattaforme digitali.

Questa storia personale entra esplicitamente nel libro.

L'autore non si colloca però nella posizione di chi aveva previsto tutto. Al contrario, rilegge anche i propri errori e riconosce di avere talvolta combattuto contro i fortini professionali costruendone, inconsapevolmente, altri poco più avanti.

L'intelligenza artificiale diventa così l'occasione per una domanda più radicale: e se il problema non fosse trovare finalmente il confine giusto, ma continuare a pensare il futuro soprattutto attraverso i confini?

Il metodo

Il Fortino délabré è un saggio argomentativo e personale sostenuto da una documentazione scientifica aggiornata.

Il volume attraversa studi sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella salute mentale, sull'empatia percepita, sull'antropomorfizzazione, sui companion artificiali, sull'alleanza terapeutica digitale, sugli interventi automatizzati e sull'impiego dell'AI da parte degli stessi professionisti.

La ricerca scientifica non viene però utilizzata per trasformare il testo in una rassegna accademica. Serve a mettere alla prova le domande.

Il registro rimane quello della saggistica destinata anche al lettore non specialista: esempi concreti, esperienza professionale, ricerca e riflessione personale convivono lungo tutto il volume.

Perché adesso

Il dibattito pubblico sull'intelligenza artificiale applicata alla salute mentale tende oggi a polarizzarsi.

Da una parte la promessa di rendere il sostegno psicologico più accessibile, continuo e personalizzato. Dall'altra la preoccupazione per sistemi non progettati per la cura, errori, dipendenza, privacy, rinforzo di convinzioni patologiche e progressiva sostituzione della relazione umana.

Il libro non aderisce a nessuno dei due schieramenti.

Parte da un dato più semplice: indipendentemente da ciò che professionisti e istituzioni pensano che le persone dovrebbero fare, le persone stanno già utilizzando l'intelligenza artificiale per pensare e parlare di se stesse.

La questione diventa allora non soltanto come controllare ciò che accade, ma come parteciparvi. Se una parte della psicologia futura verrà incorporata in sistemi costruiti anche da ingegneri, informatici e grandi imprese tecnologiche, gli psicologi possono limitarsi a intervenire quando quei sistemi sbagliano oppure contribuire a decidere prima quale psicologia verrà incorporata al loro interno.

Dal controllo alla partecipazione è uno degli spostamenti centrali proposti dal volume.

Il pubblico

Il libro si rivolge innanzitutto a un pubblico adulto interessato alle trasformazioni prodotte dall'intelligenza artificiale sulla vita individuale, sulle relazioni e sulle professioni.

Possiede inoltre un pubblico professionale immediatamente identificabile: psicologi e psicoterapeuti, psichiatri, medici, counselor, educatori, formatori, professionisti della salute e delle relazioni.

Ma Il Fortino délabré non è concepito come un libro per soli psicologi.

La trasformazione che utilizza la psicologia come osservatorio riguarda infatti un problema assai più vasto: che cosa accade alle professioni fondate sulla conoscenza quando una parte della conoscenza diventa disponibile attraverso sistemi artificiali capaci non soltanto di conservarla, ma di utilizzarla?

Da questo punto di vista lo psicologo è anche un caso attraverso il quale osservare una trasformazione che riguarda medici, insegnanti, avvocati, consulenti e, più in generale, gran parte del lavoro intellettuale.

Elementi di interesse editoriale

Il progetto unisce tre caratteristiche normalmente separate.

La prima è la forte attualità del tema. L'intelligenza artificiale e il suo ingresso nella salute mentale sono oggetto di un dibattito internazionale in rapidissima crescita.

La seconda è il punto di osservazione professionale. L'autore non racconta soltanto l'arrivo dell'AI, ma lo inserisce dentro una storia molto più lunga di trasformazione dei confini della psicologia.

La terza è il taglio non specialistico. Il libro utilizza ricerca e documentazione scientifica, ma conserva una scrittura narrativa e interrogativa, accessibile anche a chi non possiede una formazione psicologica.

Ne deriva un saggio che può essere collocato nell'area psicologica e contemporaneamente in quella più ampia della saggistica su tecnologia, società e trasformazione delle professioni.

L'approdo

Il libro non conclude stabilendo che cosa l'intelligenza artificiale non potrà mai fare.

Sarebbe un nuovo fortino.

Arriva invece a una posizione più esigente. Le professioni non possiedono un diritto acquisito alla propria sopravvivenza nella forma che conosciamo. Il futuro non deve conservare i loro ruoli, mercati e istituzioni soltanto perché sono stati utili in passato.

Una professione continuerà a esistere se saprà continuare a produrre valore nel mondo che cambia.

Per la psicologia questo potrebbe significare proteggere senza possedere. Regolamentare senza immaginare di poter fermare la circolazione della conoscenza. Partecipare alla costruzione delle nuove tecnologie senza consegnarsi a esse. Conservare la capacità di incontrare la singolarità delle persone proprio mentre strumenti sempre più potenti diventano capaci di prevederne statisticamente i comportamenti.

Dopo quasi quarant'anni trascorsi a discutere dove collocare i confini della professione, la conclusione dell'autore è anche personale.

Non costruire l'ultimo fortino.

Uscire.

E vedere che cosa succede fuori.